Luigi, Laura, Salvatore, Davide, Nicolò, Angelo, Romina, ____. Questi sono i nomi di chi, negli ultimi giorni, è morto dopo essere stato investito da una persona alla guida di un auto, un camion, un tir… Tante persone diverse, tra cui due bambini di 5 e 7 anni, uccisi mentre si spostavano per andare a scuola, a lavoro, al parco o a fare spostamenti quotidiani. Questi sono drammi difficili per chiunque sia coinvolto, che si conoscano le vittime o no. Ma non sono eventi inevitabili e neanche fatalità da accettare.
Da anni la campagna “Basta morti in strada” in tutta Italia, e in particolare a Milano e a Torino questa sera, organizza manifestazioni per ricordare le vittime di questi scontri stradali. Oggi, martedì 29 settembre 2026, decine di persone si sono riunite in via Antonini a Milano proprio sul punto dove lo scorso 17 settembre Luigi, 76 anni, è stato ucciso mentre attraversava le strisce pedonali.
Il peso delle parole è importante, troppo spesso in Italia tendiamo a dare la colpa alla vittima in via difensiva, “non stava guardando, si è buttato sulle strisce!” o altre dichiarazioni simili. La realtà è che l’automobile e i mezzi pesanti hanno un potenziale offensivo paragonabile ad un’arma e quindi richiedono maggiore responsabilità per chi sta alla guida. La principale causa di morte per la fascia d'età 15-29 anni sono proprio gli “incidenti” stradali. Però questa parola, incidenti, è concettualmente fuorviante, sembra indicare che questi sono eventi che capitano, contro cui non possiamo fare nulla. Ma la realtà è che chi conosce i luoghi dove sono avvenuti questi scontri sa che quei sono punti pericolosi, dove ogni giorno si rischia la vita.
Ad esempio l’attraversamento pedonale di via Antonini a Milano, dove abbiamo assistito alla manifestazione, è lungo ben 19 metri e si trova su una strada ad alto scorrimento. Basterebbe poco per renderlo più sicuro, mettere un’isola salvagente, migliorare la visibilità, mettere dei cuscini berlinesi, installare segnali luminosi. Questi dispositivi non cancellano il rischio, ma lo riducono considerabilmente e forse, se ci fossero stati, Luigi e molte altre persone avrebbero potuto attraversare in sicurezza. Ma questi interventi, richiesti già prima di questo dramma, non sono mai stati realizzati e la politica è troppo lenta nel concretizzare queste soluzioni. Quando parliamo di città 30 si intende questo: vogliamo strade più sicure, a misura di bambino, di anziano, di persona.
Ieri, per circa un’ora, gli attivisti di Città delle Persone a Milano hanno attraversato di continuo le strisce pedonali di Via Antonini bloccando il traffico per alcuni minuti ad intermittenza. Per quei minuti attraversare la strada è stato sicuro, anche se dai lati alcuni automobilisti impazientiti suonavano il clacson in segno di protesta. È difficile spiegare a chi è isolato in un veicolo e vorrebbe solo attraversare quella strada più velocemente possibile, che in quel punto è morto qualcuno, ma è fondamentale per creare consapevolezza. Anche se, senza interventi strutturali, è difficile che la consapevolezza di pochi da sola risolva il problema.
Insomma, la strada per raggiungere la visione zero, ovvero l’azzeramento dei morti sulla strada, è ancora lunga. Ogni anno in Italia muoiono circa 3.000 persone per via di scontri stradali, un numero ancora troppo alto e che stenta a diminuire, anche per colpa del tasso di motorizzazione italiano ancora crescente. Ma, di fronte all'immobilismo della politica, la spinta deve partire dai cittadini e dalle comunità di persone. Solo insieme possiamo superare questi momenti difficili e vedere la soluzione laddove gli altri vedono solo buio.
Concludo riportando il messaggio di un membro di Città delle Persone:
Mentre avevamo fermato il traffico e distribuivamo i volantini spiegando perché eravano lì, mi è successo questo. Una signora in auto piangeva e mi diceva che quando era piccola è stata investita in quel quartiere; è stata in coma e ora ha ancora una protesi. Fa che lei va sempre piano e si ferma agli attraversamenti e le suonano, che si arrabbia e vorrebbe scendere dall'auto ma non ne vale la pena e ha paura.
Scrittura: Gregory

