Non si sa ancora come fare la M6 di Milano

• Di Velocipiedi
Non si sa ancora come fare la M6 di Milano

La M6 di Milano, la futura e “ultima” linea di metropolitana di Milano, arriverà tramite un percorso partecipativo e il tracciato rimane ancora tutto da decidere. Unica certezza: il 24 ottobre ci sarà il primo incontro.

Ad averlo dichiarato è stata l’assessora alla partecipazione Gaia Romani assieme all’assessora alla mobilità Arianna Censi in un dibattito tenuto al forum della mobilità in occasione della settimana europea della mobilità oggi, 19 settembre.

Questo annuncio, tuttavia, non è completamente nuovo. Da tempo il comune di Milano cerca di coinvolgere i cittadini nei processi decisionali delle grande infrastrutture, riconoscendo gli errori del passato con la M4, i cui incontri rivolti alla cittadinanza si sono tenuti mentre il progetto era già definitivo e, di conseguenza, risultavano quasi impossibili eventuali modifiche.

Sulla M4 un processo di revisione interno aveva permesso di ripensare le sistemazioni superficiali sulla linea. Grazie a 80 milioni di euro, sono stati sviluppati progetti per riqualificare e migliorare gli spazi attorno alle nuove stazioni della metropolitana, come ha illustrato l’architetto Demetrio Scopelliti. Il parco di viale Argonne riqualificato, piazza San Babila e largo Augusto pedonale, il ponte ciclopedonale di San Cristoforo e molti altri interventi non sarebbero stati realizzati senza questa iniziativa e volontà di migliorare gli spazi pubblici attorno alla nuova infrastruttura.

Per M6 si vuole seguire una strada ancora più ambiziosa: dare la voce ai cittadini, ascoltando le loro richieste, già prima della definizione del tracciato. Sulla carta l’idea è lodevole, tuttavia rimangono da chiarire aspetti operativi. Ad esempio, come rispondere alle esigenze di fattibilità tecnica ed economica? Come conciliare le richieste di alcuni individui, magari con interessi personali e non rappresentativi di tutta la popolazione, con una visione di scala? Questa è la sfida, secondo Arianna Censi, mentre secondo altri la risposta pare ovvia quanto lontana dalle intenzioni della corrente amministrazione: ascoltare i dati. Ad averlo detto è stato il presidente del Municipio 6, Santo Minniti, che ha insistito sul ruolo che deve avere la pubblica amministrazione nella scelta di un tracciato, per permettere di rispondere a criteri più oggettivi rispetto ad affidarsi a “raccolte di firme”.

Insomma, il processo partecipativo deve ancora iniziare, il 24 ottobre si terrà il primo incontro pubblico sulla M6 alla Palazzina Appiani. Degli incontri, workshop e laboratori sono previsti fino a marzo dell’anno prossimo. Forse allora sapremo di più su questa M6 che non riusciamo ancora a tracciare su una mappa.

Nota a parte: magari dobbiamo ammettere che la M6 non è ancora una priorità, nonostante sia presentata come “l’ultima” linea di metropolitana, e riconoscere che dovremmo concretizzare altri interventi previsti da decenni: potenziare i mezzi pubblici di superficie, i treni suburbani e regionali, prolungare le metropolitane esistenti, progettare un secondo passante e decongestionare il nodo ferroviario. Non è benaltrismo: se nessun tracciato della M6 emerge tra quelli proposti, forse non c’è tutta questa urgenza di progettare questa nuova linea.